DARNELL MOORE & THE GOSPEL CHORALE

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Il 26/12/2019

Giovedì 26 dicembre ore 21:15 presso la Torre di Marciano della Chiana - Ingresso gratuito

Il Toscana Gospel Festival si prepara ancora una volta a travolgere ed entusiasmare il pubblico toscano.

Il programma della ventiquattresima edizione è intenso e vedrà un susseguirsi continuo di concerti da giovedì 12 dicembre 2019 fino a mercoledì 1 gennaio 2020.

 

«Nel corso del 2019 abbiamo celebrato e continueremo a celebrare fino all’ultimo giorno dell’anno le nostre collaborazioni storiche e contemporanee. E siamo lieti di chiudere in bellezza con il Toscana Gospel Festival.  Non riesco a pensare ad un modo migliore di concludere le celebrazioni per il nostro bicentenario.

Le tradizioni statunitensi traggono le loro origini da varie culture. Nonostante la musica gospel abbia radici europee e africane, è comunque uno stile musicale proprio degli Stati Uniti – che riflette ed è strettamente legato alla nostra esperienza e cultura nazionale» ha dichiarato Benjamin V. Wohlauer, Console Generale USA, in occasione della conferenza stampa di presentazione del Festival svoltasi questa mattina presso il Consolato Generale USA a Firenze.

 

Dal 1996, anno della prima edizione, il Toscana Gospel ha portato in scena 300 cori, 2900 artisti per un totale di 310 spettacoli. Questo traguardo dimostra quanto il pubblico toscano si senta unito alla musica Gospel e ciò che rappresenta: una convergenza di diverse culture e forme artistiche.

Per l’edizione numero XXIV il cartellone prevede ventitré spettacoli in teatri prestigiosi, chiese storiche, piazze e luoghi speciali, dando spazio a gruppi che provengono da varie parti degli USA, dalla Georgia alla Louisiana, dal Nebraska, a Washington DC e naturalmente New York.

Dai toni morbidi di Sam Cooke alle acrobazie canore di Kirk Franklin, la musica gospel non si limita ad apparire melodiosa, smuove letteralmente gli ascoltatori.

Che si tratti dell'ondeggiare di un coro, del tamburellare di un quartetto o semplicemente di battere le mani al ritmo di un canto ammaliante, il gospel è un genere musicale che necessita di essere visto e sentito insieme.

Grazie alla sensibilità di tante Istituzioni Locali ma anche al sostegno della sede fiorentina del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America e di aziende e soggetti privati come Unicoop Firenze e Caffè River, la magia del Gospel sarà libera anche per questo dicembre.

Oggi, dopo ventiquattro anni di vita, il Toscana Gospel Festival ha ancora entusiasmo e voglia di stupire.            Alle tradizionali tappe di Firenze, Prato, Siena, Arezzo, Montevarchi, Empoli, Cortona, Sansepolcro, Massa e Cozzile, Calenzano, Monteriggioni, Fucecchio, Marciano della Chiana, Chiusi e Carrara si sono aggiunte Montepulciano, Portoferraio, San Giovanni Valdarno, San Piero a Sieve e Badia a Settimo.

Tutta la Toscana è oggi rappresentata in questo grande Festival.

Uno degli elementi che più di tutti ci gratifica è il coinvolgimento delle corali toscane che si mettono in gioco e partecipano alla festa del Toscana Gospel Festival esibendosi assieme ai cori americani. Segno di una grande vivacità di questo settore e segno dell’affetto e del rispetto che il festival gode in tutta la Toscana.

La loro musica accompagnava spesso gli schiavi durante il giorno e, per alleviare la fatica, nacquero le Plantation Songs (canti della piantagione) da cui derivarono i Work Songs (canti di lavoro) e i Calls (richiami), utili per comunicare tra loro e con le organizzazioni che aiutavano gli schiavi a fuggire.

Alcune delle più belle e storiche canzoni che ancora oggi i cori gospel eseguono nascono proprio tra il 1700 e il 1800.

Ad esempio la canzone Wade in the wather (Cammina a fatica nell’acqua) che aveva un preciso significato: quando uno schiavo decideva di scappare la canzone gli consigliava di abbandonare per la fuga le strade di terra battuta e prendere la via dei guadi d’acqua, in quanto per i segugi che spesso venivano utilizzati per rintracciare i fuggitivi, sarebbe stato impossibile seguire le tracce olfattive nell’acqua.

Ma anche la leggendaria Swing Low, Sweet Chariot. Il carro a cui si fa riferimento in Swing Low è in effetti il carro che passava alla fine della giornata di lavoro nei campi a recuperare gli schiavi per riportarli ai dormitori nella piantagione. Ma gli Spiritual non sono tutti scritti e composti da schiavi. 

Ce n’è uno, forse il più famoso di tutti, che è stato composto addirittura da uno che della tratta degli schiavi verso l’occidente ne aveva fatto un lavoro e una missione di vita: John Newton.

Lavorò per una parte della sua vita come marinaio su navi negriere, fino a diventarne il capitano.

Vide così tante barbarie, torture e ingiustizie mentre lavorava sulle navi, fino a quando in una notte in cui la sua nave si trovò ad affrontare una terribile tempesta, si affidò a Dio e promise di cambiare totalmente vita qualora fosse uscito vivo da quella situazione disastrosa.

La nave superò la tempesta, e a noi è stato regalato uno dei pezzi più belli e struggenti della musica gospel: Amazing Grace, il brano dell’infinita gratitudine.